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| Nell’ottica
di un esercizio venatorio impostato sul concetto
che il prelievo faunistico è un necessario
atto di gestione del patrimonio selvaggina, il compito
di recuperare i capi feriti assume un ruolo determinante,
anche dal punto di vista economico. A ciò
naturalmente si aggiunge un ben preciso significato
etico, secondo il quale l'abbattimento del capo
prescelto deve avvenire con la minor sofferenza
possibile. Il cacciatore coscienzioso quindi, dopo
ogni colpo sparato, deve andare ad esaminare il
posto del tiro, sempre e comunque, anche se si è
certi che la palla non abbia toccato il selvatico.
Se poi si ritiene che l'animale, pur non abbattuto,
sia stato colpito, il punto dei tiro va esaminato
con estrema cura nella ricerca di ciuffi di pelo,
gocce di sangue, frammenti di ossa, etc. L'esame
dei segni ed il confronto di questi con la reazione
del selvatico, farà comprendere con buona
approssimazione la natura e l'entità |
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della
ferita permettendo di impostare una ricerca adeguata.
Ricostruito l'accaduto è la volta di portare
sul posto il cane da traccia che può aiutare
anche nella ricerca dei segni, perché l'indicazione
del cacciatore è quasi sempre approssimata.
Il conduttore deve allora avere piena Fiducia del
suo ausiliare, assecondarlo, seguirlo, aiutarlo
se perde la traccia. Il cane procederà lentamente,
indicando ogni segno trovato, ogni eventuale punto
di sosta del selvatico. Il conduttore controllerà
i reperti per avere conferma della sua ipotesi sulla
natura e l'entità della ferita e per regolarsi
nel continuare la ricerca. Compito del cane è
far ritrovare l'animale sia che nel frattempo sia
morto, sia che risulti ancora vivo e stia fuggendo:
può insomma evitare la perdita di capi preziosi
ed anche abbreviarne le sofferenze. Nel caso del
selvatico ancora vivo, il cane, una volta raggiuntolo,
può finirlo direttamente o bloccarlo afferrandolo
per un garretto o per una coscia, come si può
lanciare all'inseguimento per bloccare la preda.
Oppure si fermerà accanto a questa se non
si può muovere o è già defunta
e in tal caso abbaierà «a morto»,
guidando così il padrone a raggiungerlo.
FOTO DI FULVIO PONTI |
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