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la lettiera,
nello stomaco degli erbivori, scindendo la cellulosa,
nel latte, provocando la caseificazione. Solo una limitata
quota di batteri provoca malattie. La bollitura li annienta
con sicuro effetto. Vivono anche in cellule morte, cosa
che incrementa il rischio d'infezione.
I funghi hanno poca importanza nelle
patologie della selvaggina. Formano corpi fruttiferi
dei quali spargono le spore (specie di semi), da cui
si originano nuovi funghi.
I parassiti della selvaggina appartengono
a diversi gruppi animali. E probabile che non esista
un solo selvatico senza parassiti. Vivono a spese dell'animale
ospite internamente (endoparassiti) o sulla superficie
corporea (ectoparassiti). Alcune specie necessitano
per vivere, oltre che dell'ospite definitivo (dove si
sviluppano gli stadi terminali, maturi sessualmente),
anche di un ospite intermedio (dove si sviluppano gli
stadi immaturi). I parassiti causano le patologie più
gravi della selvaggina, ma l'insorgere di vere epidemie
è costantemente un indice di alte densità
di popolamento e di cattiva condizione fisica.
MALATTIE VIRALI
La rabbia colpisce mammiferi
ed uccelli. Il vettore principale è la volpe.
Il virus è presente nella saliva e viene trasmesso
dal morso ma è possibile anche un'infezione attraverso
le mucose. Il virus raggiunge il cervello per via ematica,
la malattìa si manifesta dopo alcunì giorni
o addirittura anni ed ha un decorso mortale. Gli animali
rabbiosi divengono irrequieti, perdono il timore e si
fanno aggressivi e cattivi per poi morire con gravi
sintomi di paralisi. Inizialmente rifuggono dall'acqua,
dopodiché si giunge ad un'iperproduzione di saliva
ed a crampi faringei con la mandibola pendente.
La papiflomatosi colpisce camosci e
stambecchi nel tardo autunno ed in inverno. Il virus
penetra dalle ferite della pelle o dalle mucose e si
formano proliferazioni verrucose, soprattutto intorno
alla bocca. Solo i casi più gravi risultano letali.
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