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L'ultima femmina del
2003
______________________________________________________ Inviato
il 12/7/04 ___
Decido di tirare comunque. La
distanza quasi me lo impone: 96 mt. di telemetro. Ansimo molto, tutta
l'attrezzatura nelle tasche interne ed esterne di una giacca che pesa
ormai come uno zaino, la discesa difficile, la posizione scomoda, ma
soprattutto l'emozione che ancora non riesco a controllare nei momenti
in cui mi trovo davanti al capo del mio piano di abbattimento e sono
a caccia non con la macchina fotografica ma con la mia 30.06 Mauser....
Aspetto appena pochi secondi (che mi sembrano comunque interminabili,
e la vedo risalire fino ad uno degli scoperticchi intorno al tronco
delle grosse querce che sono al di la' del fosso. Inquadro, armo lo
stecher e premo il grilletto. L'animale "volato" nel piu'
classico degli errori di tiro (il colpo è passato alto sopra
il bersaglio), solleva la testa e corre veloce verso il basso in direzione
opposta alla mia. Quattro salti e scompare dalla mia vista. Accidenti
a me e alla mia mania di sparare al collo degli animali per non rovinarli.
Mi avvicino e verifico sulla neve l'eventuale presenza di tracce di
sangue sul punto di sparo e sulle orme lasciate nella neve lungo la
direzione di fuga appena presa. Niente di niente. Tanto meglio così.
Un po' abbattuto per un errore che dimostra ancora tutta la mia poca
esperienza, riprendo la caccia e tornando sui miei passi ripercorro
lo stradello di raccordo (questa volta in salita) che mi porta al campo
superiore. Qui seguo il bordo in basso, al confine con la macchia che
poco prima aveva offerto rifugio ai primi animali che avevo visto e,
valutato il vento, decido di tentare un avvicinamento dal basso al gruppo
di caprioli che avevo visto dalla strada arrivando.
Sono ancora molto lontano, ma procedo ugualmente con la massima cautela
convinto di poter fare altri incontri. La neve imbianca i campi e le
tracce si distinguono perfettamente. Molti caprioli e altrettanti cinghiali
che pero' non sono mai riuscito a vedere durante il giorno. Arrivato
quasi sotto a casa di Merigo, comincio a sbinocolare in direzione del
punto ove avevo fatto il mio primo avvistamento. Finalmente li ritrovo,
ma sono davvero lontanissimi!!!
Mi faccio forza pensando a dove ho lasciato la macchina e a come sarebbe
meglio procedere se davvero riuscissi a prendere la mia femmina. Il
risultato dei miei ragionamenti si puo' riassumere con poche parole:
molto camminare e molta fatica. Decido comunque di andare avanti rimandando
a dopo ogni preoccupazione per il recupero della macchina e dell'eventuale
preda. Adesso sono in un punto abbastanza pianeggiante. davanti a me
c'e' una collinetta dolce che nel punto piu' alto porta una bella quercia
come un re porterebbe la corona. Taglio in diagonale e mi dirigo verso
la pianta ben
sapendo che oltre la collinetta degrada dolcemente sino alle siepi che
separano l'ultimo campo da quello piu' grande dove pascolano i caprioli.
Procedo sempre con cautela e mi arresto di botto quando, omrai raggiunta
e superata la quercia vedo, contro il profilo della lieve discesa che
mi sta davanti, l'inconfodibile schiena di un capriolo che bruca. Non
vedo pero' se e' maschio o femmina. Mi butto a terra e la schiena dell'animale
immediatamente mi scopare dalla vista. Saranno si e no 80 mt. Mi tolgo
il binocolo dal collo, preparo il cavalletto che affonda nella neve
sino a trovare un solido appoggio, tiro fuori il telemetro dalla tasca
interna della giacca, carico e aspetto. Questa volta l'attesa e' lunga.
Molto lunga. Non posso muovermi, sulla collinetta (a parte la grande
quercia), non ci sono ne' piante ne' ripari. Il vento nella faccia mi
rassicura sulla possibilita' di mantenere la posizione ancora a lungo,
ma l'animale che ho intravisto ancora non si decide ad apparire. Che
sia tornato indietro? che mi abbia visto? Alla fine di 10 interminabili
minuti di orologio la mia pazienza viene premiata. Ecco che spunta un
capriolo, ma con mia gran delusione scopro che e' un maschio. E' brutto,
in precarie condizioni fisiche con evidente diarrea. Sarebbe quasi da
abbattere. Lo studio per bene e valuto la possibilita' di abbattimento
di un capo defedato (consentita, anche se non previsto in piano di abbattimento).
Non me la sento di tirare a un maschio il 10 di marzo. Se avesse una
zampa rotta o qualche altra cosa di particolarmente evidente....ma ecco
che arriva anche la femmina. Erano insieme, ma sino ad ora non l'avevo
ancora vista. Ora i due animali sono davanti a me circa 75 metri. La
femmina e' a sinistra, il maschio sulla destra. La mia carabina e' pronta.
La posizione di tiro e' ottima; sono sdraiato sulla neve da 10 minuti
e mi sorprende di non aver ancora avvertito alcuna sensazione di freddo
o di bagnato.
Decido per il tiro e armo lo stecher in fretta. Meccanicamente inquadro
il collo (sono proprio un testone, neanche un errore appena commesso
mi serve a togliermi il "vizio") e sparo. Vedo distintamente
nell'ottica l'animale cadere all'impatto. La mia ballistic silver tip
da 150 grani ha fatto il suo dovere. Il maschio rimane dov'e'. Un po'
frastornato dal colpo lo vedo alzare la testa e barcollare un po' sulle
gambe tanto che mi torna alla mente il pensiero di abbatterlo come capo
defedato. Faccio qualche foto e preparo la mia carabina anche se in
cuor mio ho gia' deciso di non sparare un'altra volta. Provo ad avvicinarlo
e vedo come reagisce. Arrivato a 50 mt. se ne va, veloce, in discesa
e senza esitazioni.
Meglio così. Raccolgo una fronda di quercia e preparo i doverosi
onori al selvatico, prima di altre foto di rito.Verifico il capo abbattuto,
lo infascetto e lo trascino sulla neve fin su alla casa i Merigo. E'
una femmina di tre o quattro anni, in muta. L'ho colpita alla base del
collo sul filo della schiena. Un paio di centimetri piu' in su e se
ne sarebbe andata anche questa (riusciro' mai a imparare?).Lascio il
capriolo sotto i cespugli e vado a prendere il fido doblone che ho parcheggiato
sotto casa di Giorgio.Purtroppo il caffe' questa mattina lo salto. Giorgio
e' a Ca' Pietro dove rimarra' a lavorare sino a questa sera. Pazienza.
Recuperata la macchina torno fin sull'aia di Merigo e il gioco e' fatto.
Felice e contento mi avvio verso la bacheca del macello per segnare
l'abbattimento e intanto telefono a Sandro che, come me, ha appena fatto
il suo ultimo capo nella zona 5 a Paganico. Ma questa e' un'altra storia.
Carlo Piccoli
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