Caccia e Internet
______________________________________________________ Inviato il 02/09/05 ___

Dopo undici anni che faccio caccia di selezione, gli ultimi giorni prima dell'apertura di ogni stagione sono ancora i più lunghi da passare. Come sempre ho iniziato con qualche uscita a fine inverno, per controllare la zona dove ho cacciato lo scorso anno, poi ho aumentato il numero delle uscite con l'arrivo della primavera, in modo da sapere con buona approssimazione, al momento della scelta annuale delle zone di caccia, quali e quanti animali la frequentano. L 'unico motivo che per fortuna mi ha distratto da questa attesa è stato l'incontro davvero rocambolesco con un amico ed ex compagno di scuola che non vedevo da 21 anni. Dopo tutto questo tempo ci siamo rincontrati grazie ad internet e alla passione per la caccia di entrambi. Stavo, appunto, visitando un sito che si occupa di caccia, sono entrato nella sezione foto e su una di queste ho notato un volto che mi ha colpito. Per fortuna sotto alla foto c'erano i nomi dei cacciatori che vi comparivano. Quando a quel volto ho associato il nome ero in sostanza sicuro che si trattasse della persona che pensavo. Comunque per togliermi ogni dubbio ho mandato una e-mail chiedendo conferma. E la conferma è arrivata, quel cacciatore era il mio amico Riccardo Ceccarelli, con cui ho passato cinque anni in un convitto della provincia di Arezzo, dove entrambi abbiamo studiato e ci siamo diplomati in agraria (l'Istituto Tecnico Agrario “A. Vegni” di Capezzine di Cortona). Da allora, era il 1984, non ci eravamo più visti ne sentiti. Ho scoperto tra l'altro che il sito che avevo visitato è il suo, e che il suo lavoro è proprio quello di creare siti internet per aziende e privati. Gli ho inviato delle mie foto, fatte in occasione di qualche abbattimento, in modo che potesse inserirle, e ci siamo ripromessi di incontrarci di persona. Tra impegni di lavoro e personali, sono passati un paio di mesi prima che ciò potesse avvenire. L'occasione è arrivata quando, come faccio tutti gli anni, qualche giorno prima dell'apertura che in Provincia di Arezzo è fissata al 1 agosto, sono andato al poligono di Magione (PG) per controllare la taratura delle mie due carabine. Riccardo è umbro, abita e lavora a due passi da lì ed è quindi bastata una telefonata per stabilire dove incontrarci. Non potevamo che iniziare davanti a un caffè, parlando di noi e dei vecchi amici del tempo della scuola, poi siamo andati al poligono, dove ho sparato qualche colpo sotto l'occhio vigile di Riccardo, che da codaiolo convinto mi ha detto che usa solo fucili a canna liscia e cartucce a pallini. Quindi ci siamo messi a parlare di caccia, e il tempo è davvero volato. Abbiamo scattato qualche foto per il suo sito e ci siamo salutati con la promessa di risentirci senza far passare altri 21 anni, anzi gli ho detto che con un po' di fortuna gli avrei mandato le foto degli abbattimenti di quest'anno. Sono infatti fiducioso, dato che nella zona che ho scelto, che è poi la stessa da sette anni, ho visto diversi animali. Il posto è ottimo, soprattutto perché ci sono campi di erba medica e incolti che confinano con il bosco e quindi i caprioli vi trovano sia da mangiare sia dove nascondersi, quelle che in Toscana chiamiamo rimesse. Tra l'altro io frequento volentieri questi luoghi anche a caccia chiusa. Mi fermo spesso ad ammirare il vecchio mulino, costruito accanto al torrente per sfruttare la forza dell'acqua. Su tre lati la vegetazione è ormai arrivata all'altezza del tetto, ma il lato dell'ingresso, che è l'unico libero, lascia intuire la grandezza della casa e la sua solidità, testimoniata anche dallo spessore dei muri che la sorreggono anche dopo diversi decenni di abbandono. Ma soprattutto mi piace attraversare il bosco e salire in cima al poggio dove si trova la casa del podere Calcinaia da cui si domina tutta la valle sottostante. La casa, che era costruita interamente in pietra, è ormai completamente diroccata, ma si intuiscono ancora, la scala che serviva per salire dal piano terra a quello superiore e il forno per il pane. Mentre a un centinaio di metri tra gli ulivi che la circondano si trova il pozzo per l'acqua. Quando guardo tutto questo, mi viene spontaneo fare un confronto tra le comodità che abbiamo oggi e le difficoltà di chi a vissuto qui, senza luce, gas, riscaldamento, telefono, televisione ecc. E per di più dovendo trarre tutto il necessario per vivere da questa terra cosa certamente non facile. Il toponimo Calcinaia è frequente in Toscana e sta ad indicare luoghi sassosi, con terreni duri, strappati al bosco con anni di fatica, difficili da coltivare, specialmente dovendolo fare a forza di braccia o con il solo aiuto dei buoi, terreni che non è possibile trascurare, perché altrimenti il bosco se li riprende in poco tempo. E se oggi noi possiamo cacciare in luoghi come questi, anche se spesso molti vecchi campi sono ormai solo radure, e vedere il territorio toscano indicato come uno dei più belli del mondo dobbiamo ringraziare chi ha vissuto in questi poderi tra mille difficoltà e con sacrifici enormi. Questo anche a dimostrazione che è vero ciò che diceva Brecht quando nella sua poesia “Domande di un lettore operaio” riferendosi alle sette porte di Tebe, affermava che sui libri di storia ci sono i nomi dei re ma furono loro a trascinare i massi per costruirle? Comunque dopo queste considerazioni torno a parlare di caccia, la mia autorizzazione dice che mi sono stati assegnati tre caprioli, maschio giovane, femmina e piccolo. Come sempre la sera precedente l'apertura preparo tutto il necessario e rimetto la sveglia per le 03:45 della mattina successiva, questo nonostante non abbia mai avuto bisogno di farla suonare, in quanto la voglia di andare a caccia è tale che all'ora stabilita sono già con gli occhi aperti. Quando arrivo alla cassetta dove si imbucano le schede di uscita non c'è nessuno, compilo la scheda , la imbuco e riparto. Dopo pochi minuti, parcheggio la macchina davanti al vecchio mulino e mi avvio a piedi lungo la stradina sterrata per raggiungere l'appostamento che con mio padre abbiamo costruito sulla solita pianta da cui si dominano sia la striscia di terreno incolto che i campi di erba medica. Mentre attraverso i campi mi riempio i polmoni degli odori del bosco e dell'erba bagnata dalla rugiada e la testa della sensazione di essere parte della natura che mi circonda. Tutto intorno il silenzio è assoluto, salgo sull'albero, mi siedo, tolgo la carabina dal fodero e la carico. L 'attesa ha inizio. Sono da poco passate le 05:00 quando mi sembra di scorgere qualcosa nel campo di erba medica, mi appoggio la carabina sulle gambe e prendo il binocolo, avevo ragione, è proprio un capriolo, ma è ancora troppo buio e riesco a distinguere solo la sagoma. Quando arrivano le prime luci dell'alba è ancora lì, adesso sto guardando con l'ottica della carabina, è una femmina. L'animale è di fianco, a non più di 80 metri , ma decido di non tirare sperando che arrivi anche il maschio. Invece dopo poco anche la femmina rientra nel bosco. Ho appena il tempo di controllare il campo dalla parte opposta e quando mi giro, dove prima c'era la femmina adesso c'è un maschio. Lo osservo bene con il binocolo, è un giovane, quello giusto. Appoggio la carabina, porto la croce del reticolo dietro la spalla dell'animale, armo lo stecher e sparo. Il capriolo crolla sul posto, il 270 Winchester e la Silvertip da 130 grani anche stavolta non mi hanno tradito. Dopo circa mezzora ecco un'altra femmina, anche questa volta decido di aspettare per vedere se escono anche i piccoli, e invece esce ancora una femmina. Mangiano per un po', poi una rientra nel bosco, decido di tirare. Dopo lo sparo, l'animale si impenna e sparisce tra i rovi. Attendo una decina di minuti e scendo a controllare, trovo molto sangue chiaro, faccio qualche passo nella direzione presa dal capriolo e vedo la femmina che è morta nel fosso che divide i due campi. Metto le fascette numerate all'orecchio dei due animali e decido di andare. Segno l'abbattimento sul registro delle uscite, compilo la scheda di abbattimento, sistemo i caprioli nella cassetta che porto in macchina e torno alla cassetta dove imbuchiamo le schede. Dopo il controllo dei capi effettuato dal responsabile ritorno a casa. Mi rimane da abbattere un piccolo, ma nelle due uscite successive non riesco a vederne. Il mercoledì sera, decido di cambiare appostamento, e usare quello che è nella parte alta del campo incolto, completamente circondato dal bosco. Il tempo non promette niente di buono, in cielo ci sono dei grossi nuvoloni neri e in lontananza si sentono i primi tuoni. Anche se sono a tre metri da terra, devo osservare il campo con il binocolo, perché qui l'erba è davvero alta e scorgere un piccolo di capriolo non sarà così semplice. Mentre i tuoni si fanno sempre più vicini, nelle lenti del binocolo si materializza la testa di un capriolo, anzi sono due. Sono due piccoli, le dimensioni e le macchie bianche sui fianchi, ormai appena distinguibili, non lasciano dubbi. Purtroppo vedo solo le teste. Mi preparo con la carabina e quando riesco a vedere anche la parte superiore della spalla e del costato (il massimo in queste condizioni) di uno dei due, sparo. Questa volta non riesco a vedere la reazione al colpo, ma vedo solo uno dei piccoli fuggire attraversando il campo, buon segno. Quando vado a controllare trovo il piccolo sul posto dove gli ho sparato, l'ho colpito un po' alto. Mi è capitato altre volte, quando non vedevo tutta la sagoma, e per paura di sparare basso, ho corso il rischio di “volare” l'animale. In ogni caso anche per questa stagione sono stato molto fortunato, ho preso i miei tre capi con sole quattro uscite. Adesso però sarà dura attendere il primo di agosto del 2006.

Massimo Ballocci