Daini ai Prati alti
______________________________________________________ Inviato il 10/11/04 ___

Anche quest'anno finalmente è arrivato Ottobre. Come sempre da quando pratico la caccia di selezione, ho atteso molto questo momento, che per me significa caccia al daino o muflone. La seconda metà del mese è la migliore, perché siamo nel pieno del periodo degli amori ed è più facile trovare animali in giro, specialmente i grossi maschi, che si fanno vedere raramente durante il resto dell'anno, adesso sono continuamente ad inseguire le femmine o a battersi fra loro, ed è quindi relativamente più facile avvicinarli. Anche se dimostrano una resistenza molto maggiore, ma io mi fido molto del mio 270 Winchester e delle Silvertip da 130 grani. Un binomio che, alla faccia dei nuovi calibri magnum e ultra magnum, al momento giusto non mi ha mai tradito. Mi sono preso un mercoledì libero, ed è una settimana che seguo tutte le previsioni del tempo possibili, sperando che non piova. La sera prima, inizio i preparativi, che tutti i cacciatori conoscono, controllo della carabina, che è a riposo da Agosto, preparazione dello zaino con binocolo, indumenti adatti in caso di pioggia e le cartucce. La notte passa velocemente e il suono della sveglia mi trova già con gli occhi aperti. Esco di casa e li alzo al cielo, le previsioni erano giuste, non piove, anzi si vedono anche un po' di stelle. Una mezzora di viaggio, con colazione al solito bar e solito “in bocca al lupo” da parte del barista. Mentre scendo dalla macchina penso alla mezzora di cammino che mi aspetta per raggiungere l'altana. Il posto è lo stesso dove ho preso il palancone lo scorso anno, un grande bosco di querce e castagni in mezzo al quale si aprono delle radure erbose. A differenza dello scorso anno però, la stagione molto più piovosa ha fatto si che gli animali abbiano a disposizione, all'interno del bosco cibo in abbondanza sottoforma di ghiande e castagne, perciò credo che sarà molto più difficile vederli allo scoperto a brucare l'erba di queste radure, come erano costretti a fare lo scorso anno dopo la siccità dell'estate 2003. Comunque ormai sono arrivato, salgo sull'altana, tolgo la carabina dal fodero, la carico e mi metto ad aspettare che le prime luci dell'alba illuminino lo spiazzo che ho davanti consentendomi un eventuale tiro. La mia attesa è resa ancora più nervosa dal rumore delle castagne che cadendo sbattono prima sui rami degli alberi e poi sul tappeto di foglie che ricopre il terreno, facendomi sobbalzare ogni volta, credendo che si tratti del calpestio di qualche daino o muflone. Nessun animale esce però dal bosco e sono ormai le nove, quando decido che è inutile attendere ancora. Dato che più in alto di dove mi trovo ho sentito il classico richiamo dei daini maschi e il rumore dello scontrarsi dei loro palchi, decido di tentare la cerca. Il posto dove ho in mente di andare si chiama Prati Alti, so che mi aspetta un'altra bella camminata in salita, ma la bellezza del bosco che si deve attraversare per arrivarci vale da sola la fatica che si deve fare. E' qualcosa di straordinario, una grossa frana staccandosi dalla parete del monte ha fatto rotolare dei massi enormi, che adesso sono completamente ricoperti di soffice muschio, in mezzo a dei castagni secolari, che con i loro tronchi contorti potrebbero nascondere tranquillamente un uomo. Purtroppo diversi di questi patriarchi non hanno retto al caldo e alla siccità dello scorso anno e sono morti. Durante il tragitto vedo un paio di femmine di daino, che scappano subito, senza darmi il tempo di provare il tiro, i richiami dei maschi però continuano e sono sempre più vicini, risalgo lentamente un fosso ed arrivo ai piedi della costa in cima alla quale si trova il crinale della montagna, che aprendosi in una radura abbastanza grande da il nome al luogo, Prati Alti appunto. Mi inginocchio, nascondendomi dietro uno dei grandi massi di cui dicevo prima, i daini sono ora molto vicini e andare avanti vorrebbe dire farsi scoprire. Il bosco però anche se di alto fusto è abbastanza fitto e non mi permette di vederli ancora. Dopo una decina di minuti in cui cerco di scorgerli facendo capolino da dietro al masso, vedo tra i castagni un gruppetto di femmine che sta scendendo verso di me, lascio il binocolo e le osservo dall'ottica della carabina, sono quattro. Dietro di loro ecco spuntare i maschi, sono addirittura in tre a contendersele. Seguono le femmine, ma ogni tanto si fermano ed incrociano i palchi spingendo, sono a circa 50 metri quando le femmine girano su se stesse tornando nella direzione da cui erano venute, seguite dai due maschi più grossi. Sono due palanconi molto belli, uno dei quali melanico, con un trofeo da vero re. Il terzo invece taglia a mezza costa, è più piccolo degli altri due, ma non posso scegliere e decido di tirare. Mi appoggio meglio possibile attendendo il momento giusto per sparare, dopo aver fatto qualche passo il daino si ferma tra due castagni, porto la croce dell'ottica appena dietro la spalla, armo lo stecher e sparo, l'animale fa qualche passo in avanti poi si immobilizza, vedo chiaramente il foro di entrata del proiettile dietro la spalla e decido di non doppiare il colpo. Infatti, dopo una frazione di secondo lo vedo crollare e rotolare verso il basso andando a fermarsi a non più di dieci metri da me. E' un bell'animale, il trofeo è più piccolo di quelli degli altri due, sicuramente il primo come palancone, anche dall'esame dei denti risulterà un'età di circa quattro anni. La mia soddisfazione è però grande lo stesso, anche perché il trofeo non sarà da medaglia, ma a me ricorderà per sempre questi splendidi luoghi e la grande emozione della caccia alla cerca.



Massimo Ballocci