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trofei hanno avuto in ogni epoca e ad ogni latitudine
un particolare significato ed un valore non inferiore
al semplice utilizzo alimentare della preda cacciata.
La particolare compattezza del materiale ne fece
una fonte di utensili ed armi, le forme arcane entrarono
subito nella simbologia religiosa e nei riti propiziatori
e l'indubbia bellezza architettonica del susseguirsi
di archi, volute, proporzioni, volumi, colori bruni,
ocra, ambra fino al candore delle cime, simbolo
della forza incontaminata della natura, suscitarono
indubbiamente quel concetto di Arte che poi si è
evoluto nelle mille forme che oggi conosciamo. Ancora
oggi chi si pone di fronte ad un trofeo non può
rimanere indifferente ma è colpito (da una
serie di emozioni che vanno dall'incredulità
al timore, all'ammirazione di un "bello"
difficilmente identificabile. |
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L'ungherese
Herbert Nadler assecondando l'insopprimibile desiderio
umano di misurare e catalogare, ha cercato di trarre
in numeri quella percezione di “bello"che
fino ad allora era stato un sentimento intimo e
non quantificabile, creando di fatto una nuova scienza
la Trofeistica. Sono seguiti numerosi Congressi
internazionali che hanno fissato le regole generali
gelosamente conservale dal C.I.C. che ciclicamente
organizza corsi di approfondimento per definire
i casi non contemplali e per migliorare la metodologia
valutativa. Nel tempo la Trofeistica è divenuta
parte integrante ed insostituibile di ogni attività
venatoria assumendo sempre più una valenza
tecnico-scientifica di gestione delle popolazioni
oggetto di prelievo venatorio ed uno strumento didattico
per i selecontrollori che nelle mostre possono confrontare
e verificare i trofei di un intero areale. Non va
dimenticato che le mostre debitamente allestite,
sono visitate non solo da addetti ai lavori e rappresentano
il mezzo per la pubblicizzazione dei prelievi che
rafforza il rapporto cacciatore-territorio-popolazione.
Ogni iniziativa che accresca culturalmente l'ambiente
venatorio non ci può che trovare entusiasti. |
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